Scritto da: Claudio Pirillo il 03/10/2026
Ottantuno anni fa è terminata la Seconda Guerra Mondiale: Una guerra che - oltre ogni schieramento - ha visto il più deciso e impressionante crimine pensabile durato sei anni: EUROPEI CHE MASSACRAVANO ALTRI EUROPEI...col concorso di ex Europei, i quali avevano pure malversato e abusato dell'etnonimo col quale si sono affacciati sul balcone della storia (facendosi precedere dal genocidio delle popolazioni autoctone). Non è stato il nazionalismo la causa della guerra in questione. Semmai è stata la concezione "mercantile" della nazione-Stato, come configuratosi dopo il 1648 (Vestfalia): perché le "ideologie", come le definiamo oggi, nascono da quel Trattato: destra, sinistra, centro, semiperiferia, periferia furono termini coniati allora - per come oggi si intendono - e già da allora gli Stati-nazione, persero tutto il significato sacrale possibile, legato al concetto di Stato e di Nazione, per divenire meri termini commerciali che caratterizzarono i regni - da quel momento in poi - che si prefigurarono sempre più come "Governances" (per quanto ufficialmente questo termine nasca negli anni '60). Un concorso di banche, di società commerciali, affiancò i sovrani sempre di più meno sovrani e sempre di più indebitati. Già, perché se uno è pieno di debiti, di nulla può essere chiamato sovrano... . Dunque, col 1945 - che segnò la sconfitta dei popoli europei, non del fascismo [e nemmeno la vittoria dell'Urss], la logica di Vestfalia ha avuto sempre più stringenti applicazioni ed estensioni: a cominciare dalla proprietà della moneta e dalla mercificazione del lavoro. E qui, Marx non c'entra un fico secco: perché se è vero che anche lui aveva visto i guai del cominciamento del globalismo, è altrettanto vero che la sua soluzione era completamente sbagliata. Al contrario le teorie economiche del Mazzini, del socialismo nazionale del movimento rivoluzionario italiano del XIX secolo, non privo di connotati anche esoterici, furono poi le teorie che avrebbero dato vitalità al progetto della socializzazione, della moneta di popolo, riprese da Pound e dall'indimenticabile Auriti. All'attuale sistema contemporaneo, globale, del mercato unico (Vestfalia all'ennesima potenza) fa comodo, perennemente, mantenere la dicotomia fascismo-antifascismo...anche perché agitare lo spauracchio del fascismo (quando non esiste più) o del comunismo (usato dal Capitalismo mondialista per dare il colpo di grazia al nazionalismo vero) consente di stare al riparo... D'altra parte, la rieducazione comportamentista post- bellica, operata dall'apparato anglo-americano, ha disossato completamente gli Europei in genere, trasformandoli nei balocchi di qualunque buzzurro stelle e strisce. Il coraggio di abbandonare - al di là delle simpatie o antipatie, dell'ambiente di provenienza - la dicotomia di cui sopra, permette di guardare con chiarezza i problemi esistenti e, con altrettanta chiarezza, proporre le soluzioni. Posto che la parola "IMPERIALISMO" è - per noi - semanticamente sbagliata (Imperialismo non è, linguisticamente, che l'ideologizzazione dell'Imperium, potestà sacrale: e non può valere come suo opposto) a essa va sostituita la parola DOMINIO. Il DOMINIO ha natura materialista, commerciale, mercatale: il DOMINIO esplica la sua possanza attraverso l'accumulo delle ricchezze. Che avveniva e avviene in quelli che chiamiamo EMPORI. La parola è una metatesi di IMPERO: e da vita a un significato completamente diverso e affatto desacralizzato: l'EMPORIALISMO è l'espressione ideologica dell'EMPORIO UNICO che pretende di reggere le sorti del mondo, dei popoli. Oggi come ieri, all'Atlantismo Emporialista le guerre sono necessarie per appropriarsi delle risorse del "paese che si mette di traverso": così è per la rabbiosa russofobia occidentale come per la complice e criminale sinecura verso il genocidio di Gaza, verso lo stragismo sionista. A noi poco importa, ormai, del fascismo e dell'antifascismo (in Filosofia Verticale, AGA Editrice, fra l'altro, Natalia Melentyeva ha scritto fra le pagine più belle circa l'interpretazione del fascismo). E' nostro dovere, della nostra comunità, io credo, educare alla conoscenza delle nostre radici di europei in quanto Italiani e di Italiani in quanto eredi di un popolo, quello romano-italico, che è stato nella storia il più equilibrato al mondo e che al mondo ha dato la luce delle Leggi di Roma, la Pax Romana, la Tradizione di riti e Saperi che non hanno eguali. Pure, con tutto il nostro orgoglio della Tradizione Nostra, Italica e Romana, noi dobbiamo concepire il mondo come l'ambiente in cui la moltitudine dei popoli possa partecipare a godere - paritariamente - i frutti della terra, le risorse disponibili, avere il rispetto della propria identità: ogni popolo. Riscoprire le radici proprie più profonde, partecipazione e cogestione delle risorse, delle ricchezze prodotte, socializzare le culture, le conoscenze, le economie. Evidenziare la normale gerarchia dei valori, così come la Natura e il suo muto Libro insegnano. Meno verbalismo, più riflessioni interiori, più riti, più fatti concreti. Antiquitas proxima accessit ad Deos, diceva Marco Tullio... Non è forse il modello di res publica che guarda ai cieli il modello politico perfetto? Che importano a noi il fascismo, il comunismo, il liberismo? Hanno avuto una funzione storica, hanno lasciato la loro traccia, e i segni del loro fallimento. Il solo liberismo, incarnato dall'occidentalismo materialismo più sfrenato si attarda ancora a volere essere il modello educativo-formativo dei popoli: NON si accorge dei suoi rantoli, del suo assi prossimo ultimo soffio. ogni visione tradizionale, direi ogni visione "magica", si DEVE applicare alla società e alla politica degli uomini: in luogo della governance globale, di un qualunque "Hampelmannstaat des internationalen Kapitalismus", dovremmo ragionare in termini di res publica imperialis: dignità e accettazione per e delle tradizioni dei popoli tutti, in un mondo dove non esiste più un centro, una semiperiferia, una periferia, ma solo un Centro Luminoso verso cui tutti convergono, che tutti guarda e a cui tutti guardano e ne sono beneficati: Un primus inter pares, ad alternanza, attorniato dai suoi pari: decisioni comuni, soluzioni comuni... La Politeìa platonica, spartana; la res publica romana: costituiscono ancora l'unico modello assolutamente ed eternamente valido. Persino per le necessità sociali di oggi. La nostra Tradizione è la TRADIZIONE UNICA che riconosce nelle tradizioni particolari dei singoli popoli aspetti e funzioni emanate: come i raggi che provengono dal Sole, come gli organi di un corpo... Una Idea-Forza, quella della res publica imperialis, l'idea di un'EURASIA dalla costa europea dell'Atlantico al Pacifico, padrona in casa propria, dei propri fati: una comunità di destino condiviso, uno spazio in cui nessuno è straniero. Sogno? Fantasia? Vaneggiamento? Dall'America Latina all'Africa, all'Asia, i popoli sono stanchi di essere vessati e depredati da chi campa - ormai da decenni - sul fantastico e mitico costrutto di sé e dei propri dolori. Altri è che davvero soffre, Altri è che patisce il massacro continuo: e sono i popoli che hanno avuto la disgrazia di essere stati "liberati", una "libertà" non scelta, imposta coi cannoni e che oggi ha sostituito linguisticamente e culturalmente le identità locali. Pensiamoci su e decidiamo un'alternativa...che per noi è chiarissima, più che mai attuale - anche se affonda le sue origini agli anni Venti del defunto XX secolo, poi ripresa negli anni '60 da un lucidissimo Thiriart: EURASIA e MULTIPOLARITA'.
--------------------
PS: Chiediamo venia al lettore per la lunghezza o per l'incompletezza. E per qualche eventuale lapsus calami. Abbiamo tentato di condensare il nostro pensiero, scrivendo velocemente... Speriamo di esserci riusciti...