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By Fabio Filomeni il mercoledì 10 giugno 2026

Futuro Nazionale: identità o mera appendice del sistema?

Futuro Nazionale: identità o mera appendice del sistema? | Europa Sovrana e Indipendente E.S.I.
Scritto da Fabio Filomeni

Futuro Nazionale: identità o mera appendice del sistema?

Riflessioni di un fondatore: il bisogno di una rottura reale contro l'omologazione che sacrifica la Patria sull'altare di Washington e Tel Aviv.

Prendo spunto dai recenti post del Prof. Nicola Cospito che in qualche modo hanno aperto un dibattito sul nuovo partito Futuro Nazionale all'interno di un'area di pensiero a me familiare. Lo faccio perché mi rendo conto che da quando è nato ho evitato di esprimermi pubblicamente nel merito e alcuni troveranno questo mio silenzio alquanto strano. In realtà è stata una scelta ponderata, ma credo anche di buon senso, e ve ne spiego le ragioni. I rapporti interpersonali, lo sappiamo tutti, sono importanti. Roberto Vannacci per il sottoscritto, è un camerata nell’accezione militaresca del termine. Ci conosciamo dal 1990 anno in cui lo vidi arrivare nel miglior reparto dell’Esercito italiano, l’allora nono battaglione d’assalto paracadutisti Col Moschin in cui io militavo già da sei anni. Insieme abbiamo girato una parte di mondo, consumato razioni da combattimento, mangiato polvere, patito freddo, pianto i nostri Caduti. Quando ha scritto il famoso libro Il Mondo al Contrario sono stato il primo a credere che potesse diventare una speranza politica per la nostra amata Patria. Insieme ad altri due camerati della Folgore e un suo amico d’infanzia fondammo subito l’embrione di quello che, due anni e mezzo dopo, diventerà Futuro Nazionale. In questo percorso c’è in mezzo una parentesi leghista che non ho condiviso, ma questo dettaglio voglio specificarlo bene. La candidatura nella Lega per le elezioni europee del 2024 offertagli da Salvini era senz’altro una grande opportunità e trovai una ottima soluzione averla accettata con lo status di “indipendente”, quindi non organico alla Lega. Una formula che gli ha consentito di entrare in parlamento a Bruxelles con ben 563 mila preferenze, la maggioranza delle quali ottenute da elettori NON leghisti (è bene specificarlo!) in virtù di una fiducia sulla persona e non sul partito della Lega. Insomma, un perfetto “do ut des” che ha funzionato benissimo per entrambi: grazie alla Lega Vannacci è stato eletto, grazie a Vannacci la Lega è rimasta a galla. Nel frattempo, il movimento di Vannacci che avevamo creato e a cui avevo deciso di dare il nome del suo libro – Mondo al Contrario (MAC) – sarebbe cresciuto esternamente alla Lega. Purtroppo, le cose non sono andate come personalmente avrei auspicato. L’abbraccio con Salvini ha finito per soffocarlo e sono subentrate dinamiche di cui non parlo semplicemente perché non ne sono a conoscenza (anche in battaglia non sempre i colonnelli conoscono tutti i piani dei generali). Ciò che ho capito in una riunione a porte chiuse a Vietri sul mare è che il MAC sarebbe prima o poi confluito nella Lega, snaturandone completamente l’anima e privandolo della sua stessa forza indipendente. Questa traiettoria che ritenevo suicida per il MAC (come poi in effetti si è rivelata), unitamente ad alcune posizioni ideologiche post elezioni americane e cioè marcatamente filo-trumpiane, filo-atlantiste e filo-sioniste della Lega, mi hanno indotto a dare le dimissioni e ad abbandonare insieme agli altri fondatori l’avventura politica al fianco di Vannacci. Quando tre mesi fa ho saputo dai media dell’uscita del mio camerata dalla Lega per fondare finalmente un suo partito, in tanti mi hanno telefonato e messaggiato chiedendomi di ricontattarlo per rientrare. D’accordo, bellissima notizia quella del commilitone finalmente autonomo con un suo partito. Ma per entrare in “qualcosa” bisogna aver chiaro cosa effettivamente questo “qualcosa” sia. È come se un tizio che si trova alla stazione Termini decidesse di salire su un Frecciarossa senza sapere se va a Bari o a Milano. Fortunatamente non devo vivere di politica e ho già una discreta pensione che mi consente di vivere decorosamente pur senza scialacquare. Per me la politica sono ideali, valori in cui credere, e soluzioni pratiche da proporre, non per incarichi né, tantomeno, poltrone da occupare. Con il mio camerata condivido diverse idee come la pace con la Russia e il ripristino delle relazioni commerciali con Mosca, la necessità di maggior sicurezza, il contrasto all’immigrazione (c’è sicuramente correlazione tra i due fenomeni secondo i dati del Viminale) i valori della famiglia, della Patria e quelli identitari. Ma in politica economica, sia essa macro o microeconomia? In politica estera? Nei riguardi dell’Europa? Dello strapotere dell’Alta finanza? Della NATO e di USraele? E riguardo alla politica interna quale sarà il posizionamento di Futuro Nazionale? A destra della Meloni? Quindi un nuovo Fratelli d’Italia con il testosterone un po’ più alto ma sempre prono a Washington e Tel Aviv? Una sorta di Folletto per aspirare tutti i delusi (e gli scarti) del cdx per rigovernare con l'attuale cloaca? Spero proprio di no, anche se obiettivamente, all’apparenza, è quello che sembra. In un’epoca così drammatica di guerre, pandemie vere o presunte e crisi energetiche ci sarebbe davvero bisogno di un Prendo spunto dai recenti post del Prof. Nicola Cospito che in qualche modo hanno aperto un dibattito sul nuovo partito Futuro Nazionale all'interno di un'area di pensiero a me familiare. Lo faccio perché mi rendo conto che da quando è nato ho evitato di esprimermi pubblicamente nel merito e alcuni troveranno questo mio silenzio alquanto strano. In realtà è stata una scelta ponderata, ma credo anche di buon senso, e ve ne spiego le ragioni. I rapporti interpersonali, lo sappiamo tutti, sono importanti. Roberto Vannacci per il sottoscritto, è un camerata nell’accezione militaresca del termine. Ci conosciamo dal 1990 anno in cui lo vidi arrivare nel miglior reparto dell’Esercito italiano, l’allora nono battaglione d’assalto paracadutisti Col Moschin in cui io militavo già da sei anni. Insieme abbiamo girato una parte di mondo, consumato razioni da combattimento, mangiato polvere, patito freddo, pianto i nostri Caduti. Quando ha scritto il famoso libro Il Mondo al Contrario sono stato il primo a credere che potesse diventare una speranza politica per la nostra amata Patria. Insieme ad altri due camerati della Folgore e un suo amico d’infanzia fondammo subito l’embrione di quello che, due anni e mezzo dopo, diventerà Futuro Nazionale. In questo percorso c’è in mezzo una parentesi leghista che non ho condiviso, ma questo dettaglio voglio specificarlo bene. La candidatura nella Lega per le elezioni europee del 2024 offertagli da Salvini era senz’altro una grande opportunità e trovai una ottima soluzione averla accettata con lo status di “indipendente”, quindi non organico alla Lega. Una formula che gli ha consentito di entrare in parlamento a Bruxelles con ben 563 mila preferenze, la maggioranza delle quali ottenute da elettori NON leghisti (è bene specificarlo!) in virtù di una fiducia sulla persona e non sul partito della Lega. Insomma, un perfetto “do ut des” che ha funzionato benissimo per entrambi: grazie alla Lega Vannacci è stato eletto, grazie a Vannacci la Lega è rimasta a galla. Nel frattempo, il movimento di Vannacci che avevamo creato e a cui avevo deciso di dare il nome del suo libro – Mondo al Contrario (MAC) – sarebbe cresciuto esternamente alla Lega. Purtroppo, le cose non sono andate come personalmente avrei auspicato. L’abbraccio con Salvini ha finito per soffocarlo e sono subentrate dinamiche di cui non parlo semplicemente perché non ne sono a conoscenza (anche in battaglia non sempre i colonnelli conoscono tutti i piani dei generali). Ciò che ho capito in una riunione a porte chiuse a Vietri sul mare è che il MAC sarebbe prima o poi confluito nella Lega, snaturandone completamente l’anima e privandolo della sua stessa forza indipendente. Questa traiettoria che ritenevo suicida per il MAC (come poi in effetti si è rivelata), unitamente ad alcune posizioni ideologiche post elezioni americane e cioè marcatamente filo-trumpiane, filo-atlantiste e filo-sioniste della Lega, mi hanno indotto a dare le dimissioni e ad abbandonare insieme agli altri fondatori l’avventura politica al fianco di Vannacci. Quando tre mesi fa ho saputo dai media dell’uscita del mio camerata dalla Lega per fondare finalmente un suo partito, in tanti mi hanno telefonato e messaggiato chiedendomi di ricontattarlo per rientrare. D’accordo, bellissima notizia quella del commilitone finalmente autonomo con un suo partito. Ma per entrare in “qualcosa” bisogna aver chiaro cosa effettivamente questo “qualcosa” sia. È come se un tizio che si trova alla stazione Termini decidesse di salire su un Frecciarossa senza sapere se va a Bari o a Milano. Fortunatamente non devo vivere di politica e ho già una discreta pensione che mi consente di vivere decorosamente pur senza scialacquare. Per me la politica sono ideali, valori in cui credere, e soluzioni pratiche da proporre, non per incarichi né, tantomeno, poltrone da occupare. Con il mio camerata condivido diverse idee come la pace con la Russia e il ripristino delle relazioni commerciali con Mosca, la necessità di maggior sicurezza, il contrasto all’immigrazione (c’è sicuramente correlazione tra i due fenomeni secondo i dati del Viminale) i valori della famiglia, della Patria e quelli identitari. Ma in politica economica, sia essa macro o microeconomia? In politica estera? Nei riguardi dell’Europa? Dello strapotere dell’Alta finanza? Della NATO e di USraele? E riguardo alla politica interna quale sarà il posizionamento di Futuro Nazionale? A destra della Meloni? Quindi un nuovo Fratelli d’Italia con il testosterone un po’ più alto ma sempre prono a Washington e Tel Aviv? Una sorta di Folletto per aspirare tutti i delusi (e gli scarti) del cdx per rigovernare con l'attuale cloaca? Spero proprio di no, anche se obiettivamente, all’apparenza, è quello che sembra. In un’epoca così drammatica di guerre, pandemie vere o presunte e crisi energetiche ci sarebbe davvero bisogno di un Futuro Nazionale che rompesse con il passato, con i vecchi giochetti del sistema partitico. Antifascismo e anticomunismo sono serviti entrambi per la sottomissione agli interessi capitalisti, come a quelli dell’atlantismo e del pro-sionismo (e mi pare che i sostenitori di quest’ultimo già proliferino allegramente tra le fila del nuovo partito sigh!). Jean Thririart diceva che “bisogna combattere i collaborazionisti di destra e di sinistra perché prima di essere di destra e di sinistra sono collaborazionisti dell’occupante.” Ma se proprio si è attaccati ai vecchi schemi e alla ormai obsoleta dicotomia destra-sinistra, sia almeno per una vera destra sociale e non la solita versione bluette neo-liberista e globalista - prima in versione Draghi e poi Meloni - in cui è l’economia a prevalere sulla politica e non viceversa. Una destra sociale che si rifaccia ai valori della tradizione mediterranea con una visione solidale e comunitaria profondamente diversa da quella competitiva e individualista basata sui numeri importata da oltreoceano. Il governo che auspico un domani per Futuro Nazionale deve avere il coraggio di tracciare una linea politica per orientare, guidare (quando necessario anche limitare!) l’iniziativa privata e il capitale verso obiettivi utili alla comunità promuovendo sia sviluppo collettivo che individuale. In fondo basterebbe semplicemente dare nuova linfa alla nostra cultura millenaria e non a quella degli hamburger..

Io il sasso l’ho lanciato dall'aereo. Confido che in zona lancio abbiano tutti l'elmetto... :-)

p.s.: nella foto il sergente maggiore Filomeni e il capitano Vannacci quando si lanciavano da 8.000 metri con l'ossigeno.


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