
Da oltre due anni l’Europa si trova intrappolata in una spirale bellicista che sembra non conoscere limiti. Ogni pretesto diventa buono per agitare lo spettro dell’“aggressione russa” e per giustificare nuove forniture di armi, nuove sanzioni, nuove campagne mediatiche. Ma la domanda che dovremmo porci è: perché i paesi europei sono così ossessionati dal trovare un casus belli contro la Russia?
La risposta non si può ridurre alla propaganda ufficiale. Bisogna invece guardare alle radici del conflitto in Ucraina, radici che i governi e i media europei si guardano bene dal ricordare.
Il
sovvertimento del governo ucraino
L’attuale crisi non nasce nel 2022, ma affonda le sue radici nel 2014, quando un colpo di stato – sostenuto e favorito da potenze occidentali – rovesciò il governo democraticamente eletto di Viktor Yanukovich. La cosiddetta “rivoluzione di Maidan” fu presentata come un moto popolare di libertà, ma nei fatti segnò l’imposizione violenta di un governo gradito a Washington e Bruxelles.
Mosca vide chiaramente in quell’episodio non un processo spontaneo, ma un sovvertimento orchestrato per spostare l’Ucraina definitivamente nella sfera di influenza occidentale. La conseguenza immediata fu la rottura del fragile equilibrio tra le comunità ucraine, l’inasprimento delle tensioni etniche e linguistiche, e infine la guerra civile nel Donbass. Per otto anni l’Europa ha finto di non vedere i bombardamenti contro le popolazioni russofone dell’est del paese, e ha chiuso gli occhi davanti agli accordi di Minsk mai rispettati da Kiev.
L’espansione
della NATO a est
Un altro tassello fondamentale riguarda l’allargamento della NATO. Negli anni ’90, con la dissoluzione dell’URSS, gli Stati Uniti avevano garantito che l’Alleanza Atlantica non si sarebbe estesa “di un pollice a est”. Promessa tradita sistematicamente: Polonia, Repubbliche baltiche, Romania, Bulgaria, e via via fino a tentare di inglobare anche l’Ucraina.
Dal punto di vista di Mosca, l’ingresso di Kiev nella NATO avrebbe significato missili puntati a pochi chilometri da Mosca e la perdita definitiva della storica profondità strategica. È un fatto: nessuna potenza mondiale accetterebbe basi militari ostili ai propri confini. Gli Stati Uniti non lo tollerarono con Cuba nel 1962, eppure pretendono che la Russia lo accetti oggi.
L’Europa in
cerca di un nemico
Eppure i governi europei sembrano ignorare queste premesse. Perché? La spiegazione è duplice:
In questo contesto, il casus belli diventa uno strumento politico. Ogni incidente, ogni provocazione, ogni escalation viene presentata come prova che la Russia minaccia l’Europa, quando in realtà è l’Europa ad avvicinarsi passo dopo passo a un confronto diretto.
Le voci
dell’ONU: Trump e Zelensky come sintomi del disastro
Gli ultimi interventi all’ONU di Donald Trump e Volodymyr Zelensky non hanno fatto altro che alimentare questa narrativa bellicista. Trump, con il suo consueto stile provocatorio e disordinato, ha dipinto l’Europa come una regione in declino e ha suggerito che solo una rinnovata “leadership forte” americana potrà salvarla — naturalmente, a condizione di sottomettersi alla sua visione unilaterale e militarista dei rapporti internazionali. Dall’altra parte, Zelensky ha rilanciato l’allarme globale, chiedendo un’ulteriore escalation militare in nome della “difesa della libertà”, spingendosi perfino a sollecitare l’uso di missili a lungo raggio e minacciando conseguenze oltre i confini ucraini.
Due voci diverse ma convergenti in un punto: la guerra come strumento inevitabile e necessario, e la Russia come nemico assoluto da contenere, punire e isolare. Ma nessuno dei due ha speso una parola per riaprire un dialogo di pace, né per riconoscere le responsabilità multiple che hanno portato a questo disastro geopolitico. Anche qui, l’Europa si limita ad applaudire — o a tacere — mentre si costruisce passo dopo passo la prossima catastrofe.
Conclusione
Non è la Russia ad avere bisogno della guerra con l’Europa: è l’Europa – o meglio, le sue élite politiche – ad aver bisogno della Russia come nemico. Senza questa costruzione, sarebbe impossibile giustificare un riarmo massiccio, una dipendenza crescente dagli Stati Uniti e un progressivo sacrificio del benessere dei cittadini.
Dietro la retorica del “difendere la democrazia” si nasconde una verità amara: i paesi europei non cercano la pace, cercano un pretesto per continuare una guerra che non appartiene ai loro popoli, ma alle logiche geopolitiche di chi li comanda.
Questa analisi critica pretende un cambio di indirizzo della politica europea verso una trattativa diretta dell’Europa con la Russia per una riconciliazione continentale, dove il riarmo europeo serva a renderci autonomi e indipendenti dagli USA e dalla NATO, non a minacciare una Guerra fratricida fra Europei.