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By Luca Tadolini il lunedì 12 maggio 2025

La discussione pro e contro Maastricht seguendo le orme di Jean Thiriart.

Maastricht con Jean Thiriart | Europa Sovrana e Indipendente E.S.I.
Scritto da Luca Tadolini

La discussione pro e contro Maastricht seguendo le orme di Jean Thiriart.

Il pensiero di Jean Thiriart, geopolitico e militante belga - fondatore della Jeune Europe negli anni Sessanta e autore del libro Un empire de 400 millions de hommes. L’Europe- rimane di una straordinaria attualità.

Come Europei stiamo vivendo un passaggio epocale molto importante. Per certi versi i nostri giorni vedono una stagione vicina a quella dell’inizio degli anni ’90, quando la fine della Guerra Fredda e la Guerra del Golfo ci mise a fronte di opportunità e pericoli decisivi per l’Europa.

Dal punto di vista globale, siamo approdati ad un multilateralismo costituito dalla contestuale presenza di più superpotenze: Usa, Cina, Russia, India, …. Europa. Provenienti dall’unilateralismo USA dove ci eravamo trovati a seguito di quel passaggio cruciale che erano stati appunto i primissimi anni ’90.

Allora eravamo reduci del bipolarismo USA URSS, a sua volta esito della Seconda Guerra Mondiale, in particolare della spartizione di Jalta fra Stalin e Roosevelt.

Il 1945 e il 1989/90 si erano conclusi con l’Europa condizione di oggetto di altri soggetti internazionali più potenti e forti.

Viviamo in Italia, Stato membro, insieme ad altri 27 Stati, dell’Unione Europea e siamo militarmente associati alla NATO, alleanza militare ad egemonia USA.

Oggi siamo di nuovo di fronte ad un grande cambiamento dello scacchiere internazionale e con il pericolo che ci deriva da un altro grande conflitto alle nostre porte.

Anche in questo periodo sembra prevalere l’indecisione sui questi punti fondamentali:

1)Muoversi come Italia, Stato nazionale o come Unione Europea.

2)Che rapporti avere con gli USA.

3)Che rapporti avere con la Russia.

Su questi aspetti rimane di grande interesse la posizione di Jean Thiriart a fronte del Trattato di Maastricht, che nel 1992 istaurava l’Unione Europea. Thiriart ne discusse pubblicamente ad una radio francese nel settembre 1992 e sembra sia stato il suo ultimo intervento pubblico. La registrazione di questo dibattito è stata conservata ed è stato così possibile tradurlo e pubblicarlo integralmente.[1]




[1] Thiriart e altri, Pro e contro Maastricht, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma, 2022.

- Primo punto: Unione Europea o no.

Il dibattito si svolse prima del referendum in Francia sul Trattato di Maastricht in un confronto con altri esponenti politici francesi. Ecco come esordì Thiriart: “veniamo a Maastricht! Il trattato secondo me contiene il meglio e il peggio. Il meglio è l’unificazione delle legislazioni e l’avanzata – a mio parere estremamente timida – di un esercito unico verso il federalismo auspicato dalla maggior parte degli europeisti. Io invece, ve lo faccio notare, sono un unitarista (…). Il peggio è la NATO. Io sono risolutamente antiamericano, per fare la guerra contro gli Americani. Ne ho un ricordo cocente e preciso. Per me l’Europa deve essere fatta contro gli Stati Uniti. Dunque, se nel Trattato di Maastricht c’è l’unificazione europea, un grande SI; essere legati, dipendenti dagli Stati Uniti, un grande NO. Ecco la mia posizione base.”[2]

A Thiriart venne contestato dagli interlocutori francesi che Maastricht prevedeva il mantenimento della NATO, che anche gli USA volevano la UE, che sarebbe diventata un loro strumento, che sarebbe stata l’Europa delle banche non l’Europa delle patrie, che sarebbe stata la fine di Nazioni secolari, come la Francia.

Thiriart spiegò l’adesione al progetto di Unione Europea praticamente con un solo argomento, che per lui valeva tutti i dubbi: “La Francia non può fare nulla contro gli Stati Uniti, mentre l'Europa potrà fare molto contro gli Stati Uniti. L’Europa può diventare una potenza molto più grande degli Stati Uniti, mentre confrontare la Francia agli Stati Uniti non ha senso.”[3] Aggiunse poi: “Si è parlato della Francia, la Francia eterna, la Francia immanente. Le nazioni scompaiono. Voi dovrete abbandonare una parte della vostra sovranità nazionale, mettetevelo in testa, perché avete il decimale errato. Un paese di cinquanta milioni di abitanti non appartiene più alla storia, e voi non siete più un soggetto di storia dal 1945. Il decimale è ridicolo: un paese di cinquanta milioni di uomini non interviene più nella politica mondiale.”[4]

Questa condizione, che Thiriart definisce “livello critico”[5], è un passaggio fondamentale. Lo afferma anche altrove: “Uno Stato al di sotto di duecentocinquanta milioni di abitanti (paesi moderni) non può andare sulla Luna né inviare sonde su Marte. Uno Stato al di sotto di duecentocinquanta milioni di uomini non può finanziare la ricerca fondamentale o realizzare



[2] J. Thiriart e altri, Pro e contro Maastricht, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma, 2022, pp. 17-18.

[3] J. Thiriart e altri, Pro e contro Maastricht, cit., p. 23.

[4] J. Thiriart e altri, Pro e contro Maastricht, cit., p. 37.

[5] J. Thiriart, L’impero euro-sovietico da Vladivostok a Dublino, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma, 2018, p. 114

l’industria di punta.”[6] Quindi l’Europa unita, da Brest a Bucarest, come diceva Thiriart nel 1964, è un passaggio pregiudiziale irrinunciabile. Bisogna unire i 400 milioni di Europei per consentire loro una dimensione sufficiente per confrontarsi con le altre potenze ormai di grandezza continentale.[7] In un mondo multilaterale di superpotenze continentali (USA, Cina, Russia, India) è impossibile contestare questo passaggio logico e razionale. Scientifico, si può dire. L’Italia, ma anche la Francia o la Germania, presi individualmente non sono in grado di confrontarsi con nessuna delle attuali superpotenze. Già aveva scritto Thiriart: “Duecento milioni di Americani uniti valgono infinitamente più di quattrocento milioni di Europei disuniti.”[8]

A chi gli contestava, sempre nel 1992, che sarebbe una Europa di banche, dei vari Mitterand e di burocrati sconosciuti, Thiriart confermava la sua scelta, preferendo pragmaticamente comunque la direzione giusta, indipendentemente dai soggetti che la mettevano in essere: “Si dice che domani, con l’Europa, i banchieri e il denaro internazionale invaderanno la Francia, ma voi siete già nelle mani dei banchieri, lo siete dal 1945! Mitterand è il croupier d’Israele. Ma se Mitterrand fa qualcosa di positivo, io sono dalla parte di Mitterrand! Se Mitterrand inventerà lo spazzolino da denti, mi laverò i denti lo stesso.”[9]

Anche sul piano militare Thiriart stronca l’illusione di potenza militare delle nazioni europee che cercavano un ruolo di potenze regionali partecipando alla Guerra del Golfo a guida statunitense (oggi potremmo parlare del conflitto ucraino): “Vi faccio notare che la Francia in Iraq ha lo stesso peso dei soldati coloniali senegalesi! Voi parlate della sovranità francese, ma che cosa pensate di combinare con qualche aereo in Iraq? In questo momento state solo umiliando i vostri diecimila soldati in Iraq! È degradante! Voi siete i domestici di Washington, ma siete anche i domestici di Tel-Aviv, il loro croupier! Quindi non dobbiamo incolpare l’Europa, siete già stati infinocchiati, siete già stati invasi, qui in Francia!”[10]

Nel dibattito del 1992 Thiriart viene letteralmente aggredito dagli euroscettici - accadrebbe di sicuro, se non di più, anche oggi - ma Thiriart conclude mantenendo provocatoriamente la posizione a favore della prospettiva, a tutti i costi, di una unione continentale europea: “Anche se votate NO, l’Europa



[6] J. Thiriart, L’impero euro-sovietico, cit., pp.114-115.

[7] J. Thiriart, Un empire de 400 millions de hommes. L’Europe, edito da Jean Thiriart, Bruxelles, 1964, pp. 19 ss.

[8] J. Thiriart, L’impero euro-sovietico, cit., p.114.

[9] J. Thiriart e altri, Pro e contro Maastricht, cit., p. 45.

[10] J. Thiriart e altri, Pro e contro Maastricht, cit., p. 45.

continuerà e Maastricht sarà portato a termine senza di voi. L’Europa continuerà. Vorrei dire che potrete votare No, ma Maastricht si farà senza voi e l’Europa continuerà. (…) non silurerete Maastricht; forse abbandonerete Maastricht, ma non ucciderete l’Europa e non impedirete Maastricht. Ci sarà un’altra Europa dopo l’Europa invertebrata del signor Mitterrand e del suo amico Kohl. Verranno altri uomini che radicalizzeranno questa Europa (…) Ora lasciate pure che a dare inizio all’Europa siano molluschi come Mitterrand!”[11]

-Secondo punto: che rapporti avere con gli USA.

Thiriart aveva scritto: “Gli Stati Uniti sono un’isola, un’isola inespugnabile per il momento e lungo tempo ancora.”[12]; paragonando poi il rapporto fra Europa e Usa a quello fra Roma e Cartagine e facendo propria l’esortazione Carthago delenda est. Anche nella discussione del 1992, così rispondendo ad una contestazione sul Sì a Maastricht, Thiriart affermava: “io dovrei essere un partigiano del NO perché sono contro gli Americani.[13] (…) Va bene, ci sono Americani che pensano di poter tenere in mano l’Europa con il Trattato di Maastricht, ma altri Americani hanno detto esattamente il contrario. Fior di teorici, giornalisti e politici americani hanno detto che l’Europa è un pericolo, che loro non dovrebbero lasciar fare né l’Europa di Maastricht, né al Mercato Comune, perché sanno bene che economicamente, per massa, per spazio, noi siamo una potenza più grande degli Stati Uniti. Se poi aggiungete la Russia …”[14]

-Terzo punto: i rapporti con la Russia.

Per Thiriart il rapporto con la Russia è decisivo quanto quello con gli USA. Con la crisi in Ucraina ne saggiamo tutta l’importanza e gravità. Gli eventi della Russia hanno una ricaduta immediata su di noi. La spiegazione è immediata: la Russia è Europa quanto noi. Non vi sono barriere geografiche. Certamente in questo secolo vi sono stati conflitti fra Europei che non hanno risparmiato la Russia ed hanno creato fratture anche gravi.

Nel 1992 Thiriart nel dibattito su Maastricht Thiriart afferma la sua prospettiva di"la più grande Europa”[15]: “per me l’Europa dovrebbe iniziare da Vladivostok, contenere tutte le ex-repubbliche sovietiche, per motivi di popolazione, spazio e materie prime.” A Thiriart non sfuggiva che l’ostilità ad una Europa unita si è


[11] J. Thiriart e altri, Pro e contro Maastricht, cit., p. 60.

[12] J. Thiriart, L’impero euro-sovietico, cit., p. 49.

[13] J. Thiriart e altri, Pro e contro Maastricht, cit., p. 23.

[14] J. Thiriart e altri, Pro e contro Maastricht, cit., pp. 49-50.

[15] J. Thiriart, L’impero euro-sovietico, cit., p. 35.

sempre nutrita dei timori verso egemonie nazionali europee: il cadere sotto egemonia francese o tedesca, oppure passare da una egemonia americana ad una russa. Questo problema Thiriart lo ha sempre tenuto presente, specie in considerazione dei gravissimi precedenti storici, e affermava chiaramente: “L’Europa russa significa avvilirci al livello della politica, significa commettere nuovamente l’errore dell’Europa tedesca. (…) Un’Europa Russa non avrebbe più possibilità di un Europa tedesca (Hitler) o di un Europa di famiglia alla francese, quella di Bonaparte.”[16] “Il Cremlino ha l’esercito. Ma noi abbiamo una potenza demografica e una potenza industriale superiori. (…) Contro di noi e senza di noi non avrebbe grandi possibilità per durare.

Ricordiamoci l’Europa tedesca.”[17] “Subire l’imperialismo no. Partecipare ad un Impero sì.”[18] Il rapporto con la Russia che Thiriart propone, nel 1992, ad URSS, caduta, ma anche prima, (queste affermazioni sono degli anni ’80) è quindi un rapporto equilibrato e paritario: “Con noi invece sarebbe l’occasione per costruire il più straordinario Stato Nazione della storia contemporanea. Un Impero di 800 milioni di uomini Sarebbe la riedizione dell’Impero Romano la più bella costruzione della storia.”[19]


[16] J. Thiriart, L’impero euro-sovietico, cit., p. 33.

[17] J. Thiriart, L’impero euro-sovietico, cit., p. 46.

[18] J. Thiriart, L’impero euro-sovietico, cit., p. 46.

[19] J. Thiriart, L’impero euro-sovietico, cit., p. 46.

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