
Italia, atlantismo e una vera Europa sovrana
Le posizioni di Futuro Nazionale sulla politica estera muovono da un principio certamente condivisibile: l'Italia deve avere una propria politica estera e perseguire il proprio interesse nazionale. Tuttavia, la formula dell'«atlantismo non subalterno» non mi convince.
Affermare che l'Italia debba restare nell'Alleanza atlantica, mantenendo però la capacità di dire di no agli Stati Uniti quando lo richiedano i propri interessi, è un principio astrattamente corretto. Ma il problema è capire se l'Italia disponga oggi della forza politica, diplomatica, economica e militare necessaria per tradurlo in pratica.
Anche il richiamo a Craxi e a Sigonella rischia, a mio avviso, di essere fuorviante. Craxi e Andreotti non si limitarono a proclamare l'autonomia italiana: possedevano una straordinaria capacità diplomatica, una rete di rapporti internazionali e una conoscenza profonda degli equilibri mediterranei e mediorientali. Fu grazie a queste capacità che riuscirono a ricavarsi importanti spazi di autonomia pur restando all'interno dell'Alleanza atlantica.
Non vedo in Vannacci, Sforzini o Gasperini né la stessa statura diplomatica né una strategia paragonabile. Il richiamo a Craxi, quindi, rischia di rimanere soprattutto retorico.
C'è poi un problema ancora più generale. Il rapporto con gli Stati Uniti dovrebbe essere ripensato su basi profondamente diverse. La politica americana ha una dimensione imperiale e il rapporto strategico con Israele costituisce un elemento strutturale della politica estera di Washington, non sempre compatibile con gli interessi italiani nel Mediterraneo e nel Medio Oriente. Pensare di poter semplicemente correggere questa situazione attraverso qualche maggiore autonomia italiana significa, a mio avviso, sottovalutare la sproporzione dei rapporti di forza.
Non basta dire «Italia sovrana» o «atlantismo non subalterno». Bisogna avere la forza politica, diplomatica e strategica per esserlo. E questa forza manca a un Paese relativamente piccolo e militarmente limitato come l'Italia.
È proprio da qui che dovrebbe nascere la grande idea di un'Europa sovrana e indipendente: non l'Europa burocratica e tecnocratica che abbiamo conosciuto, ma una vera potenza politica, dotata di una politica estera comune e di una forza militare comune.
Un'Europa non antiamericana e non antirussa, ma capace di essere in pace e in rapporto di collaborazione con gli Stati Uniti, con la Russia e con gli altri continenti senza essere subordinata a nessuno. Un'Europa che possa diventare un grande soggetto autonomo e un elemento di equilibrio nel nuovo mondo multipolare.
Questa sarebbe, a mio avviso, la vera politica dell'interesse nazionale: non illudersi che l'Italia possa da sola recuperare una sovranità che i rapporti di forza attuali non le consentono pienamente di esercitare, ma costruire la forza politica, economica e militare necessaria attraverso un'Europa finalmente sovrana e indipendente.